Causa scarzità sul mercato ,data la poca raccolta , il TARTUFO BIANCO, mantiene il prezzo.

Posted On By Staff
Covid e chiusura dei ristoranti sta mettendo in crisi anche un settore d’eccellenza; vendite soprattutto all’estero

di Silvia Marzialetti

(AFP)
(AFP)

Introvabile, ma ad un prezzo accessibile. Il calo della domanda generato dalle restrizioni anti-Covid pone il prezzario del tartufo in linea con la media stagionale, nonostante la scarsa quantità. A garantire la tenuta dei costi contribuisce la paralisi – italiana ed europea – di negozi, ristoranti e di tutte le fiere e gli eventi di promozione del prodotto, compensata parzialmente dal canale di acquisto privato e dalla domanda che arriva da Cina, Giappone, Dubai e Usa (che tradizionalmente rappresentano il 70%) del mercato.

Ad Alba, roccaforte del più pregiato, il bianco «le piccole pezzature viaggiano tra i 70 e gli 80 euro l’etto, mentre le grandi – più adatte a soddisfare le richieste per l’export – rasentano a malapena i 200 euro». Lo confermano Piero Botto, presidente Atam (Associazione tartufai astigiani monferrini) e Antonio Degiacomi, vice-presidente del Centro studi tartufo di Alba.

Tra gli operatori del comune piemontese questo inizio stagione, che in tanti consideravano promettente, rimane un mistero. «L’eccessiva ventilazione deve aver asciugato troppo i terreni – commenta Botto – e per il momento dobbiamo accontentarci dei rari esemplari cresciuti nei comuni più interessati dalle sporadiche piogge». Il ricordo del 2017, l’anno più nero della storia della tartufo, è ancora vivo. Allora la siccità ridusse la produzione al minimo e spinse i prezzi al massimo, tanto da indurre un leader industriale come Urbani a puntare sulla diversificazione lanciando i derivati, poi rivelatisi un successo di mercato.

«Quest’anno di prodotto ce ne è ancora meno – commenta Degiacomi – e in una situazione normale avremmo avuto prezzi folli». «Fortunatamente per i commercianti – prosegue Botto – la richiesta di grandi pezzature da parte dei mercati asiatici, in particolare Cina e Giappone, e da Usa e Dubai non è crollata, anche se i prezzi applicati risultano irrisori rispetto al poco che c’è».

Dal suo osservatorio umbro anche Gianmarco Urbani, leader di mercato con il 67% del mercato globale, conferma: «La stagione è partita almeno un mese in ritardo rispetto allo scorso anno e la raccolta del bianco è inferiore in quantità del 39,5%, a fronte di un aumento dei prezzi di appena il 10%».

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *